"UNA MATTINA GLORIOSA" il romanzo cinematografico di ANTONIO MONDA 

 

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ROMA, 21 maggio 2026

Una mattina gloriosa ' il romanzo cinematografico di ANTONIO MONDA

In questa bellissima mattinata di maggio il professor Antonio Monda ha visitato lo studio Luca Musk Art per rilasciare un'intervista sul suo ultimo romanzo "Una mattina gloriosa" per la rubrica Orizzonti culturali.

In questa occasione, lo Studio Luca Musk Art ha realizzato un audiovisivo che racconta visivamente, attraverso illustrazioni e concept art elaborate in AI, i momenti più importanti della storia e fa un focus sui personaggi e sugli ambienti.

Antonio Monda ha subito spiegato come, nel corso del suo lavoro: “Mi interessa la struttura, che è esattamente cinematografica”, citando come esempio il personaggio di Nora: “Quando Nora muore su una panchina sul molo, in realtà la storia si ferma da lei e poi rivediamo il direttore d’orchestra, i suoi ricordi…”.

Ed è proprio questa natura profondamente visuale del romanzo che ci ha colpito lavorando alle immagini di Una mattina gloriosa. Più procedevamo nella lettura, più avevamo la sensazione che il libro contenesse già una vera grammatica cinematografica fatta di luce, atmosfera, ritmo della folla, tensione dello spazio e memoria visiva.

Da qui è nato il progetto audiovisivo e visuale sviluppato negli ultimi mesi dallo Studio LucaMuskArt attraverso storyboard, tavole narrative e un teaser cinematografico ispirato all’immaginario del romanzo: non una semplice illustrazione delle scene, ma il tentativo di entrare dentro quella New York mentale, emotiva e visionaria che attraversa tutta la scrittura di Monda.

 

New York, il Titanic e il Novecento che continua a parlarci

C’è una frase che attraversa tutto Una mattina gloriosa: l’attesa del Titanic conta quasi più del Titanic stesso.

Non il naufragio, dunque, ma il momento che lo precede. L’istante in cui il futuro coincide ancora completamente con il progresso, con l’ottimismo, con l’energia e con quella fiducia assoluta nella modernità che attraversa il primo Novecento americano.

È da qui che prende avvio la lunga conversazione con Antonio Monda realizzata presso lo Studio LucaMuskArt, dove lo scrittore, docente alla New York University e tra le figure culturali più autorevoli nel dialogo tra Italia e Stati Uniti, ha raccontato il cuore profondo del suo ultimo romanzo: il decimo capitolo del grande affresco narrativo dedicato a New York e al Novecento americano.

“L’attesa del Titanic è più importante del Titanic stesso”, spiega Monda nel corso dell’intervista. “È l’attesa del futuro. Un futuro glorioso, elegante, potente, vibrante. Un futuro in cui si sogna che non ci siano più guerre. Ma è anche un sogno che, avvicinandosi troppo al sole, finisce per schiantarsi.”

Ed è proprio questa tensione tra sogno e catastrofe che rende Una mattina gloriosa qualcosa di molto diverso da un semplice romanzo storico.

Il 1912 diventa infatti uno specchio del presente: razzismo, disuguaglianze sociali, fiducia cieca nel progresso, ambizione economica e fragilità umana continuano a parlare anche al nostro tempo. “Sono rimaste quasi le stesse disgrazie dell’esistenza umana”, osserva Monda nel corso della conversazione.

Nel romanzo convivono personaggi realmente esistiti e figure inventate, mondi lontanissimi tra loro che si intrecciano nell’attesa dell’arrivo del Titanic. Scienziati, socialite, musicisti, immigrati, magnati, direttori d’orchestra, donne mondane e uomini divorati dall’ambizione compongono una grande costruzione corale che riflette sulle contraddizioni morali del Novecento americano.

Uno dei personaggi più struggenti del romanzo è certamente Nora, figura che Antonio Monda stesso dichiara di amare profondamente nel corso dell’intervista. La sua morte sul molo — sola, su una panchina, immersa nell’attesa sospesa del Titanic — diventa uno dei momenti emotivamente più potenti di Una mattina gloriosa. Ma ciò che colpisce è soprattutto il modo in cui Monda costruisce cinematograficamente la scena: il racconto non si chiude davvero con la morte del personaggio, bensì continua a ritornare su di lei attraverso ricordi, slittamenti temporali e frammenti di memoria. È proprio Nora, forse più di altri personaggi, a incarnare quella fragile umanità che attraversa tutto il romanzo: il desiderio di amore, di appartenenza, di redenzione e insieme la malinconia di un mondo che sta entrando inconsapevolmente nella tragedia del Novecento.

Tra le figure più toccanti e moralmente complesse di Una mattina gloriosa c’è sicuramente Sarah Mandelbaum, personaggio realmente esistito: medico, donna colta e madre del celebre bambino prodigio William James Sidis, una delle vicende più tragiche del Novecento americano. Personalmente ho trovato molto forte il modo in cui questa donna riesce a intuire prima di tutti la violenza nascosta dietro il culto dell’intelligenza e del progresso incarnato dal marito Boris Sidis. Mentre lui trasforma il figlio in un esperimento vivente sul genio, Sarah comprende invece la fragilità umana devastata dietro quell’ossessione scientifica. Ed è struggente il passaggio in cui si illude, quasi disperatamente, che William possa trovarsi sul Titanic: una speranza impossibile che in realtà rivela quanto lei sappia già leggere il destino tragico del figlio e la profonda disumanità del marito.

Accanto a lei emerge anche Monique De Smet, personaggio ambiguo e modernissimo, che mi ha colpito molto. Anche se non possiamo non soffermarci sulla sua libertà sessuale, sulla sua frivolezza e sul suo stile di vita mondano, reso possibile dalla ricchezza del marito, coinvolto nei massacri coloniali legati al Congo di Leopoldo II del Belgio, credo sia interessante aprire una riflessione ulteriore sul ruolo femminile all’interno di quella società. Monique, infatti, dispone di possibilità infinitamente minori rispetto a un uomo per riuscire a conquistare spazio, influenza e sopravvivenza sociale. Il marito la considera poco intelligente, quasi decorativa, ma allo stesso tempo si rende conto che senza di lei perderebbe l’accesso ai salotti, alle relazioni e ai circuiti dell’alta società che contano davvero. È Monique, con la sua intelligenza emotiva e relazionale, a mantenere viva la posizione sociale della coppia. E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti delle figure femminili del romanzo: donne considerate marginali o superficiali che finiscono invece per esercitare forme di potere invisibile molto più sofisticate rispetto alla brutalità maschile che domina il mondo economico e politico del Novecento nascente.

Un’altra figura femminile molto intensa del romanzo è Florence Battle, moglie di Sam Battle, personaggio realmente esistito e primo poliziotto afroamericano di New York, costretto a subire umiliazioni, isolamento e violenze razziste all’interno della stessa istituzione che avrebbe dovuto rappresentare la legge. Anche qui, però, ciò che colpisce è la presenza silenziosa ma decisiva della donna accanto a lui. Florence non combatte attraverso il potere o la forza, ma attraverso una forma di resistenza quotidiana, emotiva e morale. È la figura che tiene insieme la dignità umana di Sam mentre il mondo attorno tenta continuamente di distruggerla.

E personalmente trovo molto bello che proprio Florence custodisca una delle dimensioni più intime e luminose del romanzo: quella della cura, della protezione e della fedeltà umana dentro una società violenta e profondamente razzista. In questo senso il personaggio assume quasi una funzione simbolica: mentre gli uomini del romanzo cercano continuamente il successo, il dominio o il riconoscimento sociale, sono spesso le donne a preservare una forma più autentica di umanità. E forse non è un caso che Antonio Monda abbia lasciato intuire, anche fuori microfono, quanto dietro la sensibilità di Florence ci sia anche qualcosa di molto personale e vissuto.

Ma il cuore della conversazione si sposta presto su un altro elemento fondamentale: il rapporto tra scrittura e cinema.

Lavorando visivamente al romanzo attraverso tavole narrative, storyboard e un teaser audiovisivo sviluppato dallo Studio LucaMuskArt, è emersa infatti con forza una qualità profondamente cinematografica della scrittura di Monda: la luce, la costruzione atmosferica delle scene, il ritmo della folla, la tensione dello spazio urbano, i movimenti della memoria.

Nel corso dell’intervista, Monda racconta ad esempio la celebre scena della “mattina gloriosa”, quando il cielo terso sopra New York, il vento sul molo e l’energia collettiva dell’attesa sembrano trasformarsi in una vera e propria sequenza cinematografica. “Una mattina con una luce meravigliosa, cristallina, gloriosa”, racconta lo scrittore. “In America, in certe giornate così limpide, si ha quasi la sensazione di vedere addirittura l’Europa.”

Ancora più impressionante è il passaggio dedicato al direttore d’orchestra Joseph Strasky: il momento in cui alza la bacchetta e l’intero porto sembra immobilizzarsi in un silenzio irreale. Pescatori, mendicanti, strilloni, gabbiani: tutto si ferma per qualche istante dentro la sua percezione del mondo. Una scena che, come sottolineato durante l’incontro, sembra già pensata per il cinema.

Ed è proprio parlando della struttura narrativa del libro che Antonio Monda affida allo Studio LucaMuskArt una importante anticipazione:

“Non posso rivelare chi, ma le annuncio – ed è la prima volta che lo dico – che il romanzo è stato opzionato per un film, anzi, per una serie cinematografica. Si tratta di un primo passo indispensabile”.

Una rivelazione significativa, soprattutto considerando quanto lo stesso autore insista sulla natura cinematografica della costruzione narrativa del romanzo:

“Mi interessava la struttura, che è esattamente cinematografica. Sono tante storie che si intervallano. A volte ritorniamo sullo stesso momento. Ci sono flashback. C’è una costruzione visiva molto precisa.”

Un elemento che dialoga naturalmente anche con il progetto audiovisivo e visuale sviluppato negli ultimi mesi dallo Studio LucaMuskArt, nato proprio dalla volontà di tradurre in immagini quell’universo atmosferico, emotivo e cinematografico che attraversa il romanzo.

In fondo, Una mattina gloriosa sembra raccontare esattamente questo: il momento in cui il Novecento continua ancora a credere nel futuro senza sapere che quel sogno contiene già la propria caduta.

Ed è forse anche per questo che il libro continua naturalmente a generare immagini, cinema e immaginario ancora prima di arrivare davvero sullo schermo.

Stefania Proietti - Orizzonti culturali