UNA MATTINA GLORIOSA - Il romanzo cinematografico di Antonio Monda.
Nella foto Antonio Monda e Stefania Proietti di Orizzonti Culturali
Il futuro all’orizzonte. Antonio Monda, le donne, New York e quella mattina in cui tutti aspettavano il Titanic
Il 21 maggio Antonio Monda è stato ospite dello Studio Luca Musk Art per una conversazione su Una mattina gloriosa. Un incontro che ha attraversato il cinema, la letteratura, le donne del romanzo, la modernità americana e quella New York che da oltre trent'anni è diventata parte della vita e della scrittura dell'autore.
C'è una dedica all'inizio di Una mattina gloriosa che racconta Antonio Monda quasi quanto il romanzo: «Al tassista che mi ha detto “benvenuto nel cuore del mondo” la prima volta che sono arrivato a Manhattan».[1] Il cuore del mondo, per Monda, è diventato davvero New York. Ci vive dal 1994, ci insegna cinema, ci ha cresciuto la famiglia, ha scritto sulla sua storia e sulla sua cultura e, libro dopo libro, ne ha fatto il territorio di una lunga saga narrativa che con Una mattina gloriosa arriva al suo decimo e ultimo capitolo.
Quando il 21 maggio abbiamo incontrato Monda nello Studio Luca Musk Art, il punto di partenza era naturalmente il romanzo. Parlare di questo libro, però, significa inevitabilmente parlare anche dell'autore e del rapporto molto particolare che ha costruito con l'America. Monda è uno dei rari intellettuali italiani capaci di muoversi con naturalezza tra letteratura, cinema, università e divulgazione. Possiede una cultura raffinata senza trasformarla in distanza dal pubblico e ha trascorso una parte considerevole della propria vita mettendo in comunicazione Italia e Stati Uniti. La sua biografia racconta concretamente questo attraversamento: prima il cinema in Italia, dove giovanissimo lavora anche con Paolo e Vittorio Taviani, poi il trasferimento a New York e l'ingresso nella New York University. Oggi è Associate Professor alla Tisch School of the Arts e insegna corsi dedicati al cinema italiano, agli autori di Hollywood e alla tradizione narrativa.[2]
L'inizio americano è molto meno mondano di quanto potrebbe suggerire la successiva fama del suo salotto. Monda ha raccontato più volte quegli anni: una famiglia giovane, pochi soldi e un minuscolo appartamento sulla 63ª strada, tra Madison e Park. Per ottenere più spazio propose al proprietario dello stabile di lavorare come super, figura newyorkese a metà tra portiere, manutentore e factotum. Si occupava degli inquilini, delle scale, degli affitti, delle caldaie; in seguito ottenne un secondo piccolo appartamento, separato dal primo, e proprio lì cominciarono le cene. Per cinque anni quella fu la loro vita. Nel 1999, quando la situazione professionale era ormai cambiata, la famiglia si trasferì nella casa di Central Park West che sarebbe diventata uno dei luoghi culturali più conosciuti di Manhattan.[3]
Questa storia conta anche quando si legge Una mattina gloriosa, perché Monda conosce New York dalla strada e dall'università, dagli appartamenti minuscoli e dai grandi salotti, dall'immigrazione e dalle élite culturali. La città che racconta possiede infatti molte classi sociali e molte lingue. Nel romanzo convivono personaggi realmente esistiti e figure d'invenzione, uomini potenti e immigrati, politici, musicisti, scienziati, famiglie, persone che cercano semplicemente dignità. Tutti finiscono per convergere verso il Pier 59 in una mattina dell'aprile 1912.[4]
Stanno aspettando il Titanic.
O meglio, stanno aspettando una nave che per quasi tutto il libro Monda evita deliberatamente di nominare. Il nome compare soltanto alla fine.[5] È una scelta narrativa molto efficace perché il lettore possiede un'informazione che i personaggi non hanno: sappiamo che quella nave non arriverà mai a New York. Loro continuano invece a scrutare l'orizzonte. A un certo punto qualcuno crede persino di vederla e l'attesa diventa ovazione.[6]
Il Titanic acquista così una presenza enorme proprio attraverso la propria assenza. Nel 1912 rappresenta tecnologia, ricchezza, velocità, dominio delle distanze e fiducia nel progresso. Per chi lo aspetta al molo significa anche qualcosa di personale: una persona che deve arrivare, una possibilità, una notizia, l'inizio o la conclusione di una storia. Tutto questo si concentra nell'orizzonte verso il quale guardano i personaggi. Il romanzo può essere letto allora anche come il racconto di un futuro che sembra sul punto di arrivare e che improvvisamente prende un'altra direzione.
E qui il titolo diventa bellissimo: Una mattina gloriosa. Una mattina limpida, piena di aspettative, come la descrive la stessa presentazione editoriale del libro.[4] C'è energia in quell'aggettivo, una sensazione di aria nitida e di possibilità. Monda colloca i suoi personaggi dentro una giornata in cui tutto sembra ancora aperto. Noi leggiamo quella luminosità sapendo cosa è già accaduto nell'Atlantico.
Le donne, finalmente al centro
Durante la nostra conversazione abbiamo dedicato molta attenzione alle donne, perché costituiscono uno degli aspetti più interessanti di Una mattina gloriosa. Guardandole insieme ci si accorge che Monda costruisce un repertorio femminile sorprendentemente ampio per un romanzo ambientato all'inizio del Novecento. Ci sono donne alle quali la società lascia pochissimo spazio e altre che tentano di conquistarselo; ci sono maternità, desiderio, intelligenza, sessualità, dolore, lavoro, famiglia, indipendenza e scienza.
Nora è una delle figure più dolorose. La sua vicenda arriva fino alla morte sul molo dopo l'aborto e porta dentro il romanzo la condizione di una donna sulla quale ricadono contemporaneamente il peso del corpo, della maternità, della reputazione e delle convenzioni sociali. È una storia che ci ha colpito profondamente anche sul piano visivo: mentre intorno a lei una moltitudine aspetta il simbolo trionfale della modernità, una tragedia privata si consuma quasi nello stesso spazio.
Florence possiede una forza differente, legata alla memoria, alla responsabilità e alla capacità di tenere insieme le relazioni. Nel lavoro critico sviluppato attorno al romanzo abbiamo individuato in lei una presenza morale e affettiva fondamentale, in particolare nel rapporto con Sam Battle. Nora e Florence mostrano anche quanto potesse essere ristretto, all'inizio del secolo, il margine effettivo di scelta concesso a una donna.[7]
Poi c'è Monique De Smet, che rompe questo schema. È mondana, intelligente, capace di comprendere perfettamente le regole sociali e di attraversare ambienti costruiti prevalentemente dagli uomini. La sua libertà è problematica, contraddittoria, persino disturbante, ed è precisamente ciò che la rende così contemporanea. Il lavoro critico dello Studio l'ha individuata come una delle figure più moderne dell'opera proprio per la sua capacità di esercitare desiderio e autonomia senza offrire al lettore una femminilità rassicurante.[7]
E il quadro femminile non termina qui. C'è una figura che merita particolare attenzione: Sarah Mandelbaum Sidis, moglie di Boris Sidis, medico a sua volta e madre di William James Sidis. Una donna di scienza all'inizio del Novecento introduce nel racconto una dimensione fondamentale della modernità: l'accesso femminile allo studio, alla professione e alla produzione della conoscenza. Sarah non interessa soltanto in quanto moglie di uno scienziato; possiede una propria identità intellettuale e professionale in un mondo scientifico ancora largamente maschile. Storicamente si laureò in medicina alla Boston University School of Medicine nel 1897.[8]
Nel romanzo Monda le affida inoltre una delle forme più dolorose dell'attesa. Sarah vuole convincersi che William, il figlio scomparso, possa trovarsi proprio sul Titanic che tutti aspettano. È un'illusione autoindotta, quasi una forma di consolazione necessaria: attribuire alla nave la possibilità di restituirle ciò che ha perduto. Dentro questa speranza comincia però a emergere anche un'altra consapevolezza, perché Sarah torna con la memoria al modo in cui Boris aveva cresciuto William e comincia a valutare con crescente inquietudine quegli esperimenti educativi e psicologici ai quali il bambino era stato sottoposto.[9] La vicenda storica di William James Sidis è effettivamente legata ai metodi estremamente intensivi adottati dal padre Boris, psicologo convinto della possibilità di sviluppare precocemente le facoltà intellettuali del bambino; già la stampa dell'epoca descriveva William come il risultato di un vero e proprio «scientific forcing experiment».[10]
La presenza di Sarah diventa così particolarmente complessa. È medico, è una donna colta e scientificamente formata, è moglie di uno psicologo celebre ed è contemporaneamente una madre che, nella distanza e nella perdita, arriva a riesaminare il modello educativo al quale anche lei aveva assistito. La sua razionalità scientifica convive con il bisogno irrazionale di credere che il figlio possa comparire da un momento all'altro su quella nave. Proprio questa contraddizione la rende una delle figure femminili più interessanti del romanzo: la donna di scienza che conosce il valore della ragione e, nello stesso tempo, costruisce per sé un'illusione perché in quel momento l'illusione è l'unico luogo nel quale il figlio può essere ancora ritrovato.
Messe insieme, queste donne impediscono qualsiasi lettura uniforme del femminile. Nora, Florence, Monique e Sarah: condizioni sociali e personali differenti, diversi rapporti con il desiderio, la famiglia, il lavoro e l'autonomia. È uno degli aspetti sui quali personalmente ho voluto insistere nel dialogo con Monda, perché raccontare il 1912 attraverso le donne significa anche misurare la modernità da un punto di vista molto concreto: quanta libertà possiede realmente una persona nella società che proclama di essere entrata nel futuro?
Il nostro progetto artistico ha poi sviluppato autonomamente questa intuizione, dedicando alle figure femminili una particolare attenzione nel character design e interpretandole come presenze decisive nella costruzione delle relazioni e della memoria collettiva.[11]
Un romanziere che pensa anche attraverso le immagini
L'altro grande tema affrontato nell'incontro è stato la visionarietà della scrittura di Monda. Leggendo Una mattina gloriosa viene continuamente voglia di trasformare ciò che si legge in immagini. Monda costruisce ambienti, dispone personaggi, passa dalla moltitudine al dettaglio, dal paesaggio urbano a un volto, da un grande avvenimento a un gesto privato. I cinquantadue capitoli, spesso brevi ed essenziali, sono stati efficacemente paragonati a cartoline o stampe d'epoca.[1]
Qui il rapporto con il cinema diventa importante. Il cinema accompagna Monda fin dalla giovinezza ed è diventato la sua specializzazione accademica. Lo ha studiato, praticato, insegnato e raccontato; ha diretto documentari e un lungometraggio, ha curato mostre per istituzioni come MoMA, Lincoln Center e Guggenheim e da decenni insegna Film & TV alla Tisch School of the Arts.[2] È difficile pensare che un'esperienza così lunga non abbia educato anche il suo modo di vedere narrativamente lo spazio.
Il risultato non è una sceneggiatura travestita da romanzo. È una narrativa nella quale l'immagine possiede una funzione strutturale. La folla al molo può diventare un campo lungo; poi lo sguardo si restringe su un personaggio, su un abbraccio, sulla sofferenza di una donna, sull'espressione di qualcuno che crede di avere visto una nave. Questa qualità visiva è uno dei motivi per cui Una mattina gloriosa ha generato con tanta naturalezza il lavoro artistico successivamente sviluppato nello Studio Luca Musk Art. Il nostro dossier individua infatti nella costruzione delle scene, nel ritmo e nelle ambientazioni una relazione evidente con il linguaggio cinematografico.[12]
Quando nell'intervista abbiamo chiesto a Monda se cinema e letteratura conservino ancora questa capacità di incidere sulla società, la sua risposta è stata molto semplice: «Assolutamente sì, perché le storie ci formano. Ci permettono di capire chi siamo e di riconoscerci negli altri».[13]
Questa frase dice parecchio anche del romanzo. Il Titanic lo conosciamo tutti. Monda usa quell'evento conosciutissimo per portarci invece verso persone che non conosciamo, o verso personaggi storici che improvvisamente osserviamo nella loro dimensione privata.
La casa Monda: cultura, cucina e convivialità
Esiste infine un'altra chiave per comprendere Antonio Monda e il suo rapporto con le storie e con le persone: la casa.
Il salotto di Antonio e Jacqueline “Jacquie” Greaves Monda è diventato negli anni uno dei luoghi più conosciuti della vita culturale newyorkese. Nella loro casa sono passati Philip Roth, Martin Scorsese, Meryl Streep, Al Pacino, Robert De Niro, Paul Auster e moltissimi altri protagonisti della letteratura e del cinema. Vogue descriveva già nel 2010 i brunch domenicali affacciati su Central Park come uno dei salotti più prestigiosi della città.[14]
Ma fermarsi alla lista dei nomi famosi significherebbe perdere la parte più interessante.
Quei pranzi nascono inizialmente da un bisogno molto semplice. Monda ha raccontato che la domenica, vivendo all'estero, invitare gli italiani significava «fare un po' l'Italia». Poi la tavola si è allargata, gli ospiti americani e internazionali sono diventati sempre più numerosi e quella consuetudine familiare si è trasformata in un luogo di incontro culturale.[3]
E qui Jacqueline è fondamentale. Giamaicana, cresciuta a sua volta in una cultura di case aperte e grandi tavolate familiari, ha raccontato di aver riconosciuto qualcosa di familiare nell'ospitalità italiana. La sua cucina è diventata una sintesi personale delle tradizioni giamaicana e italiana; Monda stesso la definisce la «regina» dell'organizzazione della casa e dei fornelli. Lui fa la spesa, prepara la tavola e insieme decidono gli ospiti e le disposizioni.[15]
Questa convivialità spiega forse meglio di qualsiasi formula il successo di quel salotto. Certamente conta la straordinaria rete culturale costruita da Monda. Ma c'è anche una casa nella quale le persone mangiano insieme. In una città che vive di velocità, appuntamenti e agende, Antonio e Jacqueline hanno conservato il tempo lungo della tavola: cucinare, sedersi, parlare, discutere, ascoltare, rimanere.
Ed è difficile non collegare questa esperienza alle parole pronunciate da Monda il 21 maggio nello Studio. Parlando della polarizzazione contemporanea ha detto che il compito più importante della cultura è costruire ponti e che «la cultura non dovrebbe mai dividere, ma creare ascolto».[13] La tavola di Central Park West sembra quasi la versione domestica di questa idea: persone diversissime invitate a condividere, per qualche ora, lo stesso spazio, la stessa tavola e il confronto con gli altri.
Monda ha definito inoltre la cultura «un atto di resistenza contro la semplificazione e la superficialità».[13] Anche qui la sua biografia e la sua narrativa sembrano incontrarsi. Una mattina gloriosa contiene politici e immigrati, privilegiati e poveri, uomini e donne, scienza e religione, desiderio e colpa. La New York che racconta è complicata perché complicate sono le persone che la abitano.
Ed è probabilmente questa capacità di tenere insieme mondi differenti che ha fatto di Antonio Monda, nel corso degli anni, un autentico ponte culturale tra Italia e Stati Uniti: professore universitario e divulgatore, scrittore e uomo di cinema, italiano profondamente legato alla propria origine e newyorkese per scelta.
Alla fine dell'intervista gli abbiamo chiesto cosa direbbe ai giovani. Monda ha risposto: «Rimanere curiosi e non smettere mai di leggere, viaggiare e confrontarsi con la realtà».[13]
Curiosità, viaggio e realtà sono anche tre buone parole per leggere Una mattina gloriosa. Perché il romanzo ci porta in una New York di oltre un secolo fa senza trasformarla in un museo. Al Pier 59 c'è un'umanità che desidera esattamente ciò che desideriamo ancora oggi: essere amata, riconosciuta, libera, avere una possibilità migliore, appartenere a qualcuno o riuscire finalmente ad appartenere a se stessa.
Davanti a loro c'è il mare.
Tutti aspettano la stessa nave, ma nessuno sta aspettando la stessa cosa.
Ed è forse questa l'immagine più bella lasciata dal romanzo di Antonio Monda: mentre una folla guarda l'orizzonte aspettando il futuro, lo scrittore guarda la folla.
Il progetto dello Studio Luca Musk Art
Da questa particolare qualità visiva di Una mattina gloriosa è nato, su un percorso distinto dall'intervista, il Visual Development, Cinematic Interpretation & Audiovisual Project dello Studio Luca Musk Art, sviluppato da Luca Muscio e Stefania Proietti attraverso ricerca storica, tavole illustrate, character design, concept art e linguaggio cinematografico. Antonio Monda ha seguito il lavoro, ha discusso le tavole e ne ha apprezzato l'interpretazione; il 25 maggio, durante la presentazione del libro a Bari, ha dichiarato pubblicamente: «Luca Muscio e Stefania Proietti stanno realizzando delle tavole, stanno dipingendo i personaggi del mio libro. Questo mi onora e mi rende felice».[16]
Il progetto prosegue oggi come ricerca sull’universo figurativo del romanzo, con un’attenzione particolare ai personaggi femminili e al rapporto tra letteratura e immagine. Il dialogo aperto con Antonio Monda e l’entusiasmo da lui espresso per il lavoro visivo elaborato da Luca Muscio hanno portato anche all’autorizzazione dell’autore alla realizzazione di tavole e dipinti ispirati ai personaggi e alle atmosfere di Una mattina gloriosa, destinati a un futuro percorso espositivo.[17]
Note
[1] Antonio Monda, Una mattina gloriosa, Mondadori, 2026; per la dedica e la lettura della struttura del romanzo cfr. anche la presentazione critica richiamata nell'articolo.
[2] New York University, Tisch School of the Arts, scheda accademica di Antonio Monda: Associate Professor; tra i corsi indicati figurano Italian Cinema, Hollywood Auteurs e Traditions in Narrative. La stessa biografia documenta l'attività di regista e le mostre curate per MoMA, Lincoln Center e Guggenheim.
[3] I pranzi della domenica – la vera storia di un networking culturale. Intervista a Antonio Monda, Minima&Moralia. Monda racconta gli anni iniziali a New York, il lavoro da super, il trasferimento del 1999 a Central Park West e la nascita della tradizione domenicale come modo di «fare un po' l'Italia».
[4] Presentazione editoriale di Una mattina gloriosa, Mondadori/Mondadori Store, per l'ambientazione newyorkese dell'aprile 1912, la struttura corale e l'attesa del transatlantico.
[5] Antonio Monda, interventi e conversazioni pubbliche dedicate a Una mattina gloriosa, tra cui il materiale Rai/Fahrenheit relativo al romanzo.
[6] Recensione di Una mattina gloriosa, Il Riformista, relativa all'attesa del transatlantico e alla percezione del suo possibile arrivo.
[7] Studio Luca Musk Art, Una Mattina Gloriosa – Visual Development and Cinematic Interpretation, sezione dedicata alle figure femminili, in particolare Nora, Florence e Monique De Smet.
[8] Sarah Mandelbaum Sidis conseguì il titolo di medico presso la Boston University School of Medicine nel 1897; era moglie dello psicologo Boris Sidis e madre di William James Sidis.
[9] Antonio Monda, Una mattina gloriosa, Mondadori, 2026. Il riferimento riguarda la costruzione romanzesca di Sarah Sidis, la speranza che William possa trovarsi sulla nave attesa a New York e la progressiva rilettura del rapporto tra Boris e il figlio.
[10] Sui metodi educativi e psicologici applicati da Boris Sidis al figlio William: The New York Times, 17 ottobre 1909, «Sidis Could Read at Two Years Old», che descrive il caso come risultato di un «scientific forcing experiment»; cfr. inoltre il successivo profilo biografico dedicato a William James Sidis, nel quale vengono ricordati gli esperimenti iniziati dal padre durante la primissima infanzia.
[11] Una Mattina Gloriosa – Visual Development Project, dossier curatoriale dello Studio Luca Musk Art: le figure femminili sono definite «presenze decisive nella costruzione delle relazioni e della memoria collettiva», con particolare attenzione a forza, vulnerabilità, intelligenza e capacità di adattamento.
[12] Ivi, sezione Letteratura e immaginario cinematografico: il dossier rileva nella scrittura di Monda una forte dimensione visiva e un rapporto tra ambientazioni, ritmo narrativo, costruzione delle scene e linguaggio cinematografico.
[13] Intervista ad Antonio Monda realizzata il 21 maggio 2026 presso lo Studio Luca Musk Art. Le citazioni riportate nell'articolo — «le storie ci formano», «la cultura non dovrebbe mai dividere, ma creare ascolto», «un atto di resistenza contro la semplificazione e la superficialità» e l'invito ai giovani a leggere, viaggiare e confrontarsi con la realtà — provengono dalla trascrizione dell'intervista.
[14] Vogue Italia, profilo dedicato ad Antonio Monda e al salotto di Central Park West, 2010.
[15] i-Italy, intervista a Jacqueline Greaves Monda sulla vita familiare, la cucina, l'ospitalità e l'incontro tra tradizione giamaicana e italiana; cfr. inoltre l'intervista a Monda sui pranzi domenicali. Per il ruolo di Jacquie nella cucina e nell'organizzazione della casa:
[16] Studio Luca Musk Art, Una Mattina Gloriosa – Visual Development and Cinematic Interpretation. La pagina documenta il progetto, l'intervista del 21 maggio 2026 e la presentazione di Bari del 25 maggio, riportando la dichiarazione pubblica di Monda: «Luca Muscio e Stefania Proietti stanno realizzando delle tavole, stanno dipingendo i personaggi del mio libro. Questo mi onora e mi rende felice».
[17] Una Mattina Gloriosa – Visual Development Project, dossier curatoriale: autorizzazione formale concessa da Antonio Monda a Luca Muscio per la realizzazione di opere ispirate ai personaggi del romanzo nell’ambito del progetto, in vista di un futuro percorso espositivo.
Stefania Proietti - Orizzonti Culturali
ROMA 21 MAGGIO 2026 - ANTONIO MONDA VISIONA IL TEASER 'UNA MATTINA GLORIOSA ' THE GRAPHIC NOVEL di STUDIO LUCA MUSK ART