Il Dio dell’amore di Francesco Lagi – Abbandonarsi per cambiare
Nel contesto del Bif&st, Il Dio dell’amore si muove come un racconto corale che attraversa il sentimento senza cercare di definirlo una volta per tutte.
Ambientato in una Roma contemporanea, il film segue traiettorie che si intrecciano, restituendo all’amore una dimensione instabile, mutevole, e a volte anche contraddittoria. Non un’idea da spiegare, ma un’esperienza da attraversare.
In questo senso, i personaggi non cercano risposte definitive, ma si muovono dentro una tensione continua tra impulso e scelta, tra fragilità e desiderio di senso. Ed è proprio in questo spazio che il racconto trova la sua forza.
INTERVISTATRICE
Siamo qui con Francesco Colella, uno dei protagonisti del film Il Dio dell’amore. Interpreta Ovidio, quindi una bella responsabilità. Ci racconta il suo personaggio?
FRANCESCO COLELLA
Il film parla d’amore in tutti i modi, con tutti i colori, con tutti i sapori, con tutte le parole possibili. Ovidio è una presenza che si aggira in una Roma contemporanea e porta con sé qualcosa di affascinante e misterioso. È un personaggio mutevole: a volte luminoso, a volte oscuro, fluido, sfuggente, anche un po’ capriccioso.
In qualche modo incarna un’idea di amore che governa le persone, che si muove con una sua vitalità, seguendo i movimenti stessi dell’amore.
INTERVISTATRICE
Quindi possiamo dire che l’amore non lo scegliamo, ma ci sceglie?
FRANCESCO COLELLA
Sì, si può dire. E a volte, dopo un’emozione, un impulso, un’attrazione, quello che accade diventa anche una scelta. Ma non è mai una scelta razionale: è una scelta che richiede coraggio, e anche fragilità.
I personaggi del film cercano di dare un senso alla propria esistenza. Ognuno di noi desidera una forma di armonia, ma mentre la cerchiamo viviamo, inciampiamo, sbagliamo. Ed è proprio questo tentativo di vivere pienamente che genera altra vita, altra bellezza. I personaggi sono belli proprio per questo.
INTERVISTATRICE
C’è, secondo lei, una differenza tra il modo in cui uomini e donne vivono l’amore, oppure esiste un fondamento comune?
FRANCESCO COLELLA
Quando si fissano troppo le differenze, si rischia di inciampare e di non crescere. Piuttosto, mi auguro che noi uomini riusciamo sempre di più a reintrodurre dentro di noi la nostra parte femminile.
Viviamo in un tempo in cui prevale una certa muscolarità esposta: performatività, carrierismo, bisogno di affermarsi, prove di forza. Tutto questo non ha nulla a che fare con l’amore.
INTERVISTATRICE
Quindi Ovidio ci dice che l’amore ci rende autentici?
FRANCESCO COLELLA
L’amore ci fa vivere con più pienezza. E ogni volta che ne parlo emergono nuove suggestioni, perché sono storie che si intrecciano, personaggi che si trasformano.
L’amore trasforma. E l’autenticità sta proprio nella disponibilità a lasciarsi trasformare, a mutare insieme all’amore.
INTERVISTATRICE
Grazie a Francesco Colella e buon festival.
Se con Francesco Colella il discorso si apre su una dimensione più mobile e sfuggente dell’amore, con Vinicio Marchioni il racconto si sposta su un piano più umano e fragile, dove il sentimento diventa esperienza concreta, attraversata e vissuta.
NTERVISTATRICE
Siamo qui con Vinicio Marchioni. Il Dio dell’amore è un film corale, e non poteva essere altrimenti: l’amore parla a molti cuori, a molte persone.
VINICIO MARCHIONI
È un film sull’umanità e sulla confusione dell’amore. C’è una voce narrante, quella di Ovidio, ed è un film che in qualche modo parla a tutti.
INTERVISTATRICE
Forse a volte bisogna anche abbandonarsi un po’ a questa confusione, lasciarsi andare.
VINICIO MARCHIONI
Sì, bisogna abbandonarsi al mistero dell’amore.
INTERVISTATRICE
Come ti sei incontrato con il tuo personaggio?
VINICIO MARCHIONI
Abbiamo parlato molto con il regista, Francesco Lagi. Ci siamo confrontati a lungo, cercando le fragilità di quest’uomo. È un personaggio che riesce a fare un passo indietro per amore, a fare più di quanto potesse immaginare, mettendosi a disposizione della coppia, dando tutto quello che può.
INTERVISTATRICE
Forse in amore i momenti più intensi sono proprio quelli attraversati da una dolce malinconia, quando si guarda la propria storia come se fosse un film, tra amarezza e fascino. Mi viene in mente una frase di Leopardi dallo Zibaldone: “I migliori momenti dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia…”.
Hai messo qualcosa di tuo in questo ruolo?
VINICIO MARCHIONI
Quando interpreti un ruolo cerchi sempre di dare te stesso nella maniera più sincera possibile.
INTERVISTATRICE
Ti sei incontrato subito con il personaggio o è stato un percorso più complesso?
VINICIO MARCHIONI
Il lavoro dell’attore è sempre un processo. In questo caso è stato un percorso molto bello, che mi ha reso davvero contento.
INTERVISTATRICE
Grazie e buon festival.
VINICIO MARCHIONI
Grazie.
Alla fine, resta questa possibilità.
Che l’amore non si lasci spiegare fino in fondo, ma continui a muovere, a spostare, a trasformare. E che proprio in questa instabilità si apra uno spazio in cui riconoscersi, anche solo per un momento.