Il Premio FILM IMPRESA alla sua quarta edizione
Roma, Cinema Quattro Fontane – dal 2 al 4 marzo 2026
Gli interventi: statuto, linguaggio, rilievo pubblico e istituzionale
L’apertura dei lavori della quarta Edizione del Premio Film Impresa, che si terrà presso lo storico cinema Quattro Fontane di Roma, dal 2 al 4 marzo prossimi, ha chiarito fin da subito l’orizzonte culturale della manifestazione.
Il Presidente del Premio Giampaolo Letta - dopo aver portato il saluto del Presidente di Giuria Sergio Castellitto, non presente poiché impegnato su un set cinematografico - ha posto l’accento sul valore dell’audiovisivo d’impresa come strumento capace di restituire senso e complessità al fare impresa contemporaneo.
La quarta edizione segna una fase di consolidamento: oltre 200 opere candidate, 26 film selezionati nelle tre sezioni Narrativa, Documentaria e II&S – Innovation, Image & Sound. Un dato che conferma una crescita quantitativa e, insieme, una progressiva strutturazione qualitativa.
Tra gli appuntamenti di rilievo dell’edizione 2026 figurano anche due proiezioni speciali: Andata e ritorno, dedicato al racconto del viaggio e della mobilità contemporanea in collaborazione con Ferrovie dello Stato Italiane, e Nuvola, docufilm sul quartier generale del Gruppo Lavazza e sul dialogo tra impresa, architettura e territorio. Due opere che ampliano ulteriormente il perimetro del racconto industriale.
Letta ha insistito su un punto strategico: la necessità che queste realizzazioni trovino spazi di circolazione ulteriori rispetto ai contesti aziendali. L’audiovisivo d’impresa, nella sua visione, possiede una densità narrativa tale da poter dialogare con pubblici più ampi, contribuendo a ridefinire l’immaginario collettivo sull’economia, sull’innovazione e sul lavoro. L’idea non è quella di una semplice visibilità estesa, ma di un riconoscimento culturale che consenta al racconto dell’impresa di inserirsi nel discorso pubblico.
Su questo terreno si è innestato l’intervento di Mario Sesti, che ha definito l’audiovisivo d’impresa un “oggetto misterioso”: una forma ibrida che non coincide con lo spot pubblicitario né con il cinema tradizionale, ma che si colloca in uno spazio intermedio in cui le imprese si raccontano attraverso soggettività e identità. Sesti ha sottolineato come, in questa cornice, l’impresa non si limiti a presentare prodotti o servizi, ma metta in scena una propria visione del rapporto con il territorio, con la comunità, con il paesaggio ambientale e umano, con l’educazione e con la sanità.
Il riferimento a una possibile “antropologia imprenditoriale” indica un cambio di prospettiva: l’impresa come soggetto narrativo inserito in un ecosistema sociale e storico. Le opere selezionate spaziano dalla ricostruzione storica alla situation comedy, dalla memoria industriale alla rappresentazione di processi innovativi, fino al documentario, descritto da Sesti come uno dei nuclei più vitali e sperimentali della selezione. In questo panorama, il dialogo con autori provenienti dal cinema d’autore – come Giuseppe Tornatore, Ferzan Ozpetek, Mario Martone e Francesca Archibugi – costruisce un ponte tra industria culturale e impresa produttiva, favorendo relazioni più strutturate tra due ambiti tradizionalmente distinti.
Il Premio si presenta dunque come una rassegna che tende a configurarsi come festival, nel senso di luogo di selezione, confronto e legittimazione.
Ecosistema, stakeholder, territorio
La dimensione industriale e relazionale è emersa con chiarezza anche negli interventi dei partner.
Roberto Fiorini, Regional Manager per il Centro Italia di UniCredit ha evidenziato il valore del Premio come occasione di incontro tra stakeholder istituzioni e creatività, e come spazio di formazione, in dialogo con ANICA Academy ETS. Il coinvolgimento dei media partner Il Messaggero e Adnkronos rafforza la dimensione pubblica dell’iniziativa.
Alla conferenza stampa di presentazione è intervenuto, tra gli altri, anche Andrea Occhipinti, a testimonianza del coinvolgimento del mondo della distribuzione e dell’esercizio cinematografico nel dialogo tra industria culturale e impresa produttiva.
All’interno del programma trova spazio anche il Premio speciale a Hermès, legato al progetto “Gran Tour degli Affreschi”, che riconosce e documenta il lavoro dedicato alla valorizzazione e al restauro del patrimonio artistico. In questo caso, l’audiovisivo diventa strumento di mediazione tra impresa, cultura e tutela del patrimonio, estendendo ulteriormente il raggio d’azione del racconto industriale.
Nel suo intervento, Giuseppe Biazzo ha richiamato l’idea di industria come soggetto capace di lasciare un’impronta sul territorio, non soltanto in termini produttivi ma organizzativi e sociali. Il dato che vede il Lazio concentrare oltre il 60% del valore dell’audiovisivo nazionale conferma la centralità regionale nel sistema italiano e rafforza la vocazione del Premio come piattaforma di attrazione per produzioni e investimenti.
Giovani generazioni, lavoro, narrazione
Un passaggio rilevante riguarda il rapporto con le nuove generazioni. Maria Raffaella Caprioglio, Presidente di Umana, ha sottolineato la consapevolezza che attrarre giovani talenti, in un contesto segnato anche da dinamiche demografiche complesse, richiede una capacità narrativa rinnovata, in grado di restituire senso e prospettiva al lavoro contemporaneo in termini di credibilità e coesione.
Insiste sull’importanza di un racconto autentico, invitando le imprese a “guardarsi dentro”, per affrontare un tema che non è soltanto comunicativo, ma culturale: l’audiovisivo contribuisce a costruire l’immaginario del lavoro e a definire il modo in cui l’impresa viene percepita nello spazio pubblico.
In questa prospettiva, il dialogo tra industria, formazione e società assume una dimensione sistemica, in cui la riflessione interna sul modo in cui l’organizzazione si racconta e si struttura si intreccia con l’esigenza di costruire relazioni solide in una logica B2B, evitando forme di comunicazione superficiali o frammentate.
La dimensione umana del racconto
Il richiamo a Pif, premiato con il riconoscimento intitolato a Ermanno Olmi, ha riportato al centro la questione dello sguardo. Olmi raccontava il lavoro attraverso le persone comuni; il riferimento suggerisce che il cinema d’impresa trova forza quando restituisce voce e concretezza alle esperienze individuali.
In questa prospettiva, il Premio Film Impresa si configura come laboratorio culturale in cui il racconto industriale si intreccia con la memoria, con l’innovazione, con il territorio e con le trasformazioni sociali in atto.
Accanto alla dimensione umana evocata attraverso il riferimento a Pif e a Ermanno Olmi, la conferenza ha restituito ulteriori registri che completano il quadro della manifestazione.
Nel corso degli interventi è tornato il tema del rapporto tra industria e popolazione, tra impresa e comunità. Alberto Tripi, Presidente di Almaviva e componente del comitato scientifico, ha parlato del Premio come di una sfida culturale più ampia. Con tono leggero, ha osservato come talvolta gli imprenditori sentano l’esigenza di misurarsi con una dimensione intellettuale. Ha precisato che non si tratta di “opere sante”, ma di operazioni con ricadute concrete sul Paese e sulla comunità, ribadendo che il benessere della popolazione è un elemento centrale nel modo in cui l’industria interpreta il proprio ruolo.
La conferenza ha messo in evidenza anche la costruzione di una rete sempre più articolata. Lidia Cudemo ha illustrato UNI.verso PFI – “Crescere, Includere, Comunicare”, spazio di relazione e networking tra imprese, istituzioni e audiovisivo. I panel previsti affrontano temi quali la crescita internazionale come condizione di competitività, il rapporto con il territorio e le pari opportunità, e la comunicazione intesa non solo come racconto aziendale ma come costruzione di una piazza di confronto tra associazionismo, imprese e operatori culturali.
È emerso inoltre il ruolo del sistema bancario e dei partner industriali nel sostenere il progetto non soltanto come sponsorizzazione, ma come partecipazione attiva a un ecosistema produttivo e formativo. Il dialogo con ANICA Academy ETS, richiamato negli interventi, si inserisce in questa logica di integrazione tra industria e formazione professionale.
Il tema dell’attrattività si è intrecciato con quello della narrazione: il modo in cui l’impresa si rappresenta incide sulla percezione pubblica del lavoro e sulle aspettative delle nuove generazioni. In questo senso, l’audiovisivo diventa non solo uno strumento di comunicazione esterna, ma un dispositivo che contribuisce a definire il senso dell’esperienza professionale.
È stata inoltre ribadita la volontà di favorire la circolazione dei film selezionati in contesti più ampi, attraverso reti, festival e piattaforme capaci di ampliare il pubblico di riferimento. L’idea di costruire un ponte tra industria culturale e sistema produttivo è ricorsa più volte negli interventi, così come l’esigenza di consolidare legami strutturali tra i due ambiti.
La conferenza si è così configurata non soltanto come presentazione di un programma, ma come momento di riflessione sullo statuto dell’audiovisivo d’impresa: una forma che attraversa memoria industriale, innovazione tecnologica, formazione, territorio e responsabilità sociale, con strutture narrative variabili e registri differenti.
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Impresa e Cinema: uscire dalla comfort zone
Dopo la presentazione della quarta edizione del Premio Film Impresa, che abbiamo raccontato nei giorni scorsi, vale forse la pena fermarsi un momento a osservare più da vicino l’ecosistema che sta prendendo forma attorno a questa manifestazione.
Non si tratta infatti soltanto di un festival o di una rassegna di audiovisivi aziendali, ma di un progetto che prova a mettere in relazione industria, cinema e formazione.
La quarta edizione del Premio conferma la crescita di un progetto che negli ultimi anni ha iniziato a ritagliarsi uno spazio specifico nel panorama audiovisivo italiano: quello del racconto dell’impresa attraverso il linguaggio del cinema.
Nato nel 2023 su iniziativa di Unindustria, in dialogo con il sistema di Confindustria, il premio nasce con un obiettivo ambizioso: mettere in relazione mondo produttivo, industria culturale e formazione audiovisiva. Non semplicemente una rassegna di film aziendali, ma un laboratorio narrativo in cui l’impresa diventa materia di racconto, con le sue trasformazioni, i suoi territori e le sue relazioni sociali.
L’edizione 2026 ha registrato oltre duecento opere candidate e ventisei film selezionati nelle tre sezioni del concorso: narrativa, documentaria e Innovation, Image & Sound.
A guidare il progetto sul piano culturale è il direttore artistico Mario Sesti, che durante la presentazione ha definito l’audiovisivo d’impresa un “oggetto misterioso”: una forma ibrida che non coincide né con lo spot pubblicitario né con il cinema tradizionale.
È una definizione efficace. Perché il cinema d’impresa, quando funziona davvero, non si limita a promuovere un marchio: racconta il lavoro, la tecnologia, le persone, il territorio.
Un ecosistema tra industria e cultura
La struttura del premio riflette questa ambizione sistemica.
Accanto all’organizzazione di Unindustria e ai patrocini istituzionali di Regione Lazio, Roma Capitale e Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il progetto coinvolge imprese partner che sostengono le diverse sezioni del concorso.
Tra queste figurano UniCredit, Almaviva, Umana ed Edison.
Il concorso è articolato in tre sezioni principali:
• narrativa
• documentaria
• Innovation, Image & Sound.
In questo contesto UniCredit sostiene in particolare l’area documentaria del premio, contribuendo a rafforzare il dialogo tra imprese, audiovisivo e territorio.
Il coinvolgimento delle imprese non è solo economico. L’idea alla base del progetto è quella di costruire un ecosistema in cui il racconto audiovisivo diventi un terreno di incontro tra industria, cinema e formazione.
UniCredit, formazione e nuovi autori
Il contributo di UniCredit si inserisce proprio in questa logica.
Oltre al sostegno alla sezione documentaria, la banca promuove iniziative che mettono in dialogo il mondo produttivo con la formazione audiovisiva, in collaborazione con realtà come ANICA Academy.
In questo contesto nasce il cortometraggio Cosplai di Anna Coccoli, realizzato nell’ambito di una call creativa dedicata ai giovani autori e premiato con il riconoscimento speciale “Alice nella Città – Film Impresa”.
Progetti di questo tipo indicano una direzione interessante: quando l’impresa decide di affidare il proprio racconto a registi e autori, lasciando spazio alla libertà creativa, l’audiovisivo può diventare un terreno di sperimentazione.
Non più semplice comunicazione, ma narrazione.
Il rischio della narrazione perfetta
Eppure, in alcuni contesti potrebbe a volte emerge il nodo più delicato del cinema d’impresa.
Molti audiovisivi aziendali sono impeccabili dal punto di vista produttivo, ma raccontano un mondo troppo perfetto: aziende armoniose, innovazione senza attriti, comunità senza conflitti.
Una rappresentazione che talvolta ricorda l’estetica pubblicitaria del “Mulino Bianco”.
Il lavoro reale, però, è molto più complesso. È fatto di trasformazioni tecnologiche, di cambiamenti generazionali, di territori che mutano insieme alle imprese.
Raccontare davvero l’impresa significa accettare questa complessità.
Ed è proprio qui che il cinema può fare la differenza.
Il documentario come terreno fertile
Non sorprende che molti dei lavori più interessanti presentati al premio appartengano al linguaggio documentario.
Il documentario legato al mondo dell'impresa e delle altre comunità di servizi, quando è affidato a uno sguardo autoriale, riesce a restituire l’impresa come parte di un ecosistema più ampio: fatto di persone, paesaggi produttivi, memoria e innovazione.
È forse questa la direzione che potrebbe rendere il Premio Film Impresa una piattaforma davvero significativa nel panorama europeo: un luogo in cui il cinema non si limita a celebrare l’impresa, ma la osserva e la interroga.
Una piccola lezione dal cinema industriale europeo
Viene in mente, per contrasto, un piccolo cult del cinema industriale europeo: Forklift Driver Klaus – The First Day on the Job, cortometraggio tedesco sulla sicurezza sul lavoro ambientato in un magazzino dove un carrellista alle prime armi provoca una serie di incidenti sempre più assurdi.
Il film nasce come parodia dei tradizionali video aziendali sulla sicurezza, ma riesce a trasformare un tema tecnico in una storia irresistibile, ironica e memorabile.
Una ventata d’aria fresca che dimostra come anche l’audiovisivo legato al mondo dell’impresa possa essere creativo, spiazzante e perfino divertente.
Forse è proprio questa la sfida più interessante per il futuro del cinema d’impresa: uscire dalla comfort zone dell’autocelebrazione e lasciare spazio a storie vere, linguaggi liberi e sguardi capaci di sorprendere.
Perché quando l’impresa accetta di farsi raccontare davvero, il cinema smette di essere una vetrina.
E diventa, finalmente, uno strumento di conoscenza del nostro tempo.
Restiamo Umani - Orizzonti culturali