Alessandro Gassmann
Il mestiere, la ricerca, la responsabilità
Un incontro inaspettato, nato anche grazie al Bif&st. Un’occasione che riporta a un tempo in cui era più semplice incontrarsi e confrontarsi davvero, senza filtri, senza posture. Una dimensione che oggi, a tratti, sembra lontana.
A Roma, alla fine degli anni Ottanta, succedeva spesso. Bastava un locale, una sera qualsiasi, e ci si ritrovava a condividere uno spazio con persone provenienti da ambienti diversi, professioni lontane, percorsi ancora tutti da costruire. Si parlava, si ascoltava, si scambiavano idee e sguardi sul mondo con naturalezza.
È in uno di quei contesti che mi è capitato di incrociare, tra gli altri, anche Alessandro Gassmann. Niente di stabilito: una presenza tra le altre, dentro un clima di curiosità diffusa.
Quando glielo ricordo oggi, il riferimento è immediato: «Ci siamo incontrati tanti anni fa, alle Cornacchie, dietro il Teatro Valle. Eravamo ragazzi».
Sorride: «Lo siamo ancora».
Quando si parla dei cambiamenti, sposto io il discorso: «Sono cambiate molte cose dal punto di vista storico. Ma dal punto di vista artistico?».
«Dal punto di vista artistico ho imparato un po’ di cose… e continuo a fare questo mestiere molto volentieri», risponde.
Poi aggiunge, con semplicità: «Nel frattempo sono anche invecchiato».
Quello che emerge è un rapporto con il lavoro fondato sulla continuità e sull’approfondimento. Gassmann resta curioso, attivo, presente. Non si ferma alla superficie, lavora per andare più a fondo, con l’idea che si possa sempre migliorare. Non è un principio dichiarato: è un modo di stare nel mestiere.
Guido Guerrieri: un personaggio che non semplifica
Al Bif&st riceve il Premio Nuova Fiera del Levante per l’interpretazione di Guido Guerrieri, il personaggio nato dalla scrittura di Gianrico Carofiglio.
Con Guerrieri – La regola dell’equilibrio, Gassmann costruisce un avvocato che lavora con attenzione e si batte per chi si trova in difficoltà. Un professionista che non si accontenta della verità di facciata e vive il processo come una ricerca.
Per prepararsi, ha affrontato un lavoro immersivo, affiancato da due avvocati baresi, concentrandosi sul linguaggio delle aule e sulla costruzione di un metodo rigoroso. Il risultato è un personaggio preciso, credibile, capace di muoversi tra tecnica e dimensione umana.
Guerrieri non è una figura monolitica. È un uomo attraversato da dubbi, che mette in discussione le proprie certezze, che vive il proprio lavoro anche come confronto interiore.
Lo vediamo allenarsi sul ring, attraversare notti insonni, muoversi in una Bari che diventa parte integrante del racconto. Un contesto in cui le fragilità emergono e trovano spazio.
Uno degli elementi più forti del personaggio è la capacità di riconoscere i propri errori. Tornare indietro, cambiare posizione, rimettere in discussione il proprio punto di vista. È una qualità che richiede lucidità e forza.
«So chiedere scusa quando sbaglio», dice Gassmann. Ed è un tratto in cui si riconosce.
L’adattamento: tra scrittura e visione
Trasporre la scrittura di Carofiglio in una serie televisiva ha richiesto un lavoro di adattamento complesso.
«Bisogna dire che la scrittura di Carofiglio è una scrittura complessa», spiega Gassmann. «Non è stato facile trasferirla in una serie televisiva. Penso che il risultato sia buono. Chiaramente cinema e televisione sono forme diverse rispetto alla scrittura, quindi si devono fare delle scelte».
E aggiunge: «Gianluca Tavarelli ha fatto quelle giuste».
Subito dopo però emerge il suo atteggiamento: «Io sono uno che non si accontenta mai. Possiamo ancora crescere. È importante regalare al pubblico, anche per quanto riguarda serie popolari della Rai, qualcosa che non sia solo nazional-popolare».
La serie, infatti, mantiene una certa complessità e richiede attenzione. «Abbiamo fatto grandi numeri», osserva, «e questo ci permetterà di scavare ancora più a fondo».
Informazione, giustizia, responsabilità
Nel racconto entra anche il ruolo della giornalista interpretata da Maya Sansa.
«Significa tanto», dice Gassmann parlando della collaborazione tra avvocato e giornalista. «Voi siete molto importanti. Sappiamo che sono tanti gli attacchi alla stampa e mi fa piacere sapere che esista ancora una stampa libera».
Il discorso si allarga poi al tema della giustizia e al dibattito pubblico.
Alla domanda su cosa avrebbe detto Guerrieri rispetto alla recente consultazione, risponde senza esitazioni: «Credo che avrebbe detto no. E ha vinto il no. Anche con un bel distacco».
E prosegue con una riflessione più ampia: l’indipendenza della magistratura riguarda tutti i cittadini e ha a che fare con la difesa della Costituzione, nata nel dopoguerra come equilibrio tra diverse forze politiche proprio per evitare derive autoritarie.
«Penso che gli italiani lo abbiano capito», osserva. «La nostra è una bella Costituzione».
Poi aggiunge un passaggio significativo sul clima pubblico: «Spero soltanto che chi ha vinto non cominci a prendere in giro chi ha votato diversamente. Non esistono cittadini inferiori. Esistono idee diverse, e vanno rispettate».
Bari, un legame costruito nel tempo
Il rapporto con Bari va oltre il set.
«È una città che vedo molto spesso», racconta. «È stata una scoperta grande ed emozionante. Mi sono molto affezionato».
Un legame che continuerà con la seconda stagione, con l’intenzione di proseguire il lavoro senza semplificazioni: «Speriamo di raccontarla in maniera non banale, come abbiamo cercato di fare finora».
Il diritto e il dubbio
Alla fine, resta una riflessione che tocca il cuore del personaggio e del mestiere.
«L’equilibrio tra ciò che è giusto e ciò che è legale?», riprende. «È quello il bello: non si capisce del tutto. Si può intuire. Ci sono leggi e regole che ci aiutano a cercare la verità, ma nessuno di noi potrà averne la certezza».
È una visione che restituisce complessità al diritto e responsabilità a chi lo esercita.
Una continuità
Alla fine si torna a quel ricordo dietro il Teatro Valle.
«Eravamo ragazzi».
«Lo siamo ancora».
Non come nostalgia, ma come continuità di uno sguardo.
Gassmann porta con sé una professionalità solida, costruita nel tempo, insieme a una disponibilità autentica e a una riflessione costante sul proprio lavoro. Una presenza sicura, mai rigida. Sempre in movimento.
Una presenza che incoraggia a non mollare. A restare dentro le cose anche quando diventano difficili, a continuare a cercare. Una forma di resistenza, anche silenziosa, che passa dal lavoro, dall’attenzione, dal rispetto. E che, oggi più che mai, resta necessaria.