L’ATTESA DEL FUTURO: ANTONIO MONDA

E IL NOVECENTO CHE CONTINUA A PARLARCI

Nelle strade di New York il Novecento non è mai davvero finito. Cammina ancora tra le vetrine, nei nomi degli immigrati, nei sogni di chi arriva e nei fantasmi della storia che ritornano.

È proprio questo spazio simbolico – urbano ma anche umano – che Antonio Monda ha attraversato per vent’anni con la sua grande saga letteraria, conclusa oggi con Una giornata gloriosa. Dieci romanzi, un secolo raccontato attraverso la città che più di ogni altra ha incarnato le contraddizioni e le promesse della modernità.

La presentazione del libro, il 12 marzo presso il MAXXI a Roma, non è stata solo l’atto finale di un ciclo narrativo. È sembrata piuttosto la chiusura di un lungo viaggio nella memoria sociale del Novecento. Un viaggio che Monda ha condotto con uno sguardo particolare: quello dello scrittore che osserva la storia come un antropologo della vita quotidiana.

New York come laboratorio umano

Nella saga di Monda New York non è soltanto un’ambientazione. È un organismo vivente, una città-laboratorio in cui si incontrano migrazioni, conflitti sociali, ambizioni e paure.

Lo scrittore ha raccontato come il suo metodo di lavoro parta sempre dai personaggi di finzione. Prima immagina le vite, le passioni e le fragilità dei protagonisti; poi li colloca nella storia reale, cercando figure storiche con cui possano entrare in relazione. È in questo incrocio che nasce la forza narrativa dei suoi romanzi: la finzione dialoga con la realtà e la storia smette di essere una cronaca distante per diventare esperienza umana.

Questo processo ricorda da vicino il lavoro dell’antropologo: osservare le biografie individuali per comprendere le strutture più profonde della società.

Non è un caso che molti personaggi attraversino più romanzi. Nicola e Maria, comparsi già nel primo libro L’America non esiste, tornano negli anni come presenze familiari, quasi fossero membri di una grande genealogia narrativa. Anche nel nuovo romanzo riaffiorano legami inattesi: Abram Rosental, che cambia nome in Raandolf Morgan, è il padre di Morgan, moglie di Nicola. I destini si intrecciano nel tempo, come accade nelle vere storie familiari degli emigranti.

Il tempo dell’attesa

Una giornata gloriosa può essere letto anche come un romanzo dell’attesa. Non un’attesa passiva, ma un momento sospeso in cui il futuro sembra carico di possibilità.

Monda cita Roland Barthes: «nell’attesa tutto è solenne». Ed è proprio questa solennità che attraversa il libro. La giornata raccontata è luminosa, carica di entusiasmo e di speranza. Sembra celebrare il progresso e il futuro.

Ma il lettore sa ciò che i personaggi ignorano: di lì a poco il mondo entrerà nella tragedia della Prima guerra mondiale. La luce della Belle Époque è dunque anche un presagio della sua fine.

Questo meccanismo narrativo produce una tensione quasi antropologica: osserviamo una società che vive il suo momento di massimo splendore senza percepire il cambiamento imminente. È la stessa dinamica che spesso accompagna le grandi svolte storiche.

I fantasmi della storia

Uno degli aspetti più inquietanti del romanzo – e della riflessione di Monda – è il modo in cui alcune dinamiche sociali del passato sembrano riaffiorare nel presente.

Nel libro emergono temi che appartengono tragicamente al Novecento:

  • l’antisemitismo

  • la discriminazione degli afroamericani

  • le tensioni sociali di una società attraversata da paure identitarie.

Temi che, purtroppo, non sono rimasti confinati nella storia.

Monda lo sottolinea con amarezza: leggere quelle vicende oggi significa riconoscere quanto alcune forme di odio e di esclusione continuino a sopravvivere. La letteratura, in questo senso, diventa uno specchio che costringe la società a guardarsi.

La fine di una saga, non di uno sguardo

Con Una giornata gloriosa si conclude la saga del Novecento newyorkese. Ma non si conclude il rapporto di Antonio Monda con la città.

Lo scrittore ha anticipato di avere in mente un nuovo romanzo, ancora ambientato negli Stati Uniti e in parte a New York, anche se non farà parte di questo ciclo.

È un passaggio significativo: la saga finisce, ma la città resta. Come resta l’idea che raccontare una metropoli significhi raccontare l’umanità.

La letteratura come memoria sociale

L’opera di Monda dimostra che la narrativa può essere anche uno strumento di indagine sociale. Attraverso le storie individuali emergono i grandi movimenti della storia: le migrazioni, le trasformazioni urbane, le tensioni razziali, le speranze di progresso.

New York diventa così una metafora del mondo moderno: una città dove tutto si mescola – identità, culture, conflitti – e dove ogni vita privata è inevitabilmente intrecciata con la storia collettiva.

Forse è proprio questo il senso più profondo della saga di Monda: ricordarci che la storia non è fatta solo di eventi e date, ma di persone che camminano nelle strade, aspettano, sperano, sbagliano.

E mentre attendono il futuro, spesso senza saperlo, stanno già vivendo il momento in cui il mondo cambierà per sempre.

 

Stefania Proietti

Restiamo umani. Sguardi, parole ritratti - Orizzonti culturali

Antonio Monda e Stefania Proietti, nel corso dell'intervista in occasione della presentazione del Libro "Una giornata gloriosa" presso il MAXXI - Roma. 12 marzo 2026