Romics 2026: Sabrina Perucca e Max Giovagnoli raccontano
il tema delle contaminazioni e aprono le porte del Festival
In occasione della presentazione della 36ª edizione del Romics – Festival Internazionale del fumetto, animazione, cinema e games, in programma dal 9 al 12 aprile 2026, la direttrice artistica Sabrina Perucca e il direttore artistico Max Giovagnoli hanno illustrato visione, temi e protagonisti della nuova edizione durante la conferenza stampa del 18 marzo, tenutasi presso Palazzo Mattei a Villa Celimontana.
Al centro del Romics 2026 emerge con forza il tema delle contaminazioni, che, come evidenzia Perucca, si riflette già nella selezione degli ospiti. Tra questi spicca Lorenzo Mattotti, figura di primo piano dell’arte contemporanea internazionale, autore di opere come Fuochi e Il Signor Spartaco e illustratore per The New Yorker. Il suo percorso rappresenta un esempio emblematico di dialogo tra linguaggi: oltre all’illustrazione, ha infatti lavorato anche nel cinema, firmando la regia del film animato La famosa invasione degli orsi in Sicilia, espressione significativa di transmedialità.
Mattotti, che sarà insignito del Romics d’Oro, si inserisce in un panorama di ospiti che attraversano ambiti diversi della narrazione e della creatività. In questo contesto si colloca anche la presenza di Rhianna Pratchett, sceneggiatrice di videogiochi di grande successo come Tomb Raider, Mirror’s Edge e Heavenly Sword, nonché autrice per DC e Marvel. Come sottolinea Perucca, il suo lavoro, capace di spaziare tra videogiochi, narrativa fantasy e podcast, rappresenta un esempio concreto di contaminazione tra media.
L’obiettivo del festival è quello di osservare la creatività da prospettive molteplici, includendo non solo fumetto e illustrazione, ma anche musica, videogiochi, narrativa e animazione. In questa visione trova spazio anche il cosplay, inteso come forma di partecipazione attiva che consente al pubblico di immergersi nelle storie e nei personaggi.
Il concetto di transmedialità si riflette anche nel nuovo Premio Romics, che si evolve in Premio della Narrativa per immagini, ampliando il proprio raggio d’azione a opere che raccontano il passaggio dei personaggi attraverso diversi linguaggi, dal fumetto alla narrativa, fino al videogioco e all’illustrazione.
Pur mantenendo il fumetto e l’illustrazione come elementi centrali, Perucca osserva come tutte le forme espressive che ne derivano siano ormai parte integrante della quotidianità, in un contesto dominato dalle immagini e dalle tecnologie digitali. In questo scenario, il festival si propone di offrire una nuova chiave di lettura della realtà, fondata proprio sulla contaminazione degli sguardi. La direttrice definisce questo approccio come una sorta di “scatto verticale”, capace di coniugare la valorizzazione dei grandi maestri con l’interpretazione del presente.
Nel corso della conferenza è emerso anche il riconoscimento del fumetto come forma privilegiata di narrazione del quotidiano, come dimostrano autori quali Zerocalcare. A tal proposito, viene richiamato il giudizio di Vincenzo Mollica, che ha definito il suo lavoro una forma di letteratura in graphic novel, sottolineandone il valore artistico e narrativo. Secondo Perucca, il fumetto ha ormai conquistato il riconoscimento che merita: una forma narrativa completa, capace di esprimersi attraverso immagini e parole — e talvolta anche solo immagini — e di raccontare la contemporaneità in modo incisivo, trovando così pieno spazio nel panorama letterario.
Accanto alla visione proposta da Perucca, anche Max Giovagnoli ha delineato l’impianto della manifestazione, sintetizzandone lo spirito come un incontro tra “cult e pop”. Il direttore artistico sottolinea come il Romics 2026 presenti un ampio mix di artisti internazionali e indipendenti, capaci di attraversare i diversi ambiti dell’entertainment, dal fumetto all’animazione, dai videogiochi alla musica al cinema.
Tra gli ospiti di rilievo figura Bill Plympton, autore di fama internazionale con due nomination agli Oscar e riconoscimenti al Festival di Cannes, noto per essere stato il primo disegnatore a realizzare interamente a mano un lungometraggio animato e per le sue collaborazioni con artisti come Madonna e Kanye West. La sua presenza rappresenta un esempio di creatività trasversale e radicalmente indipendente.
A partire da questa figura del panorama internazionale, vale la pena aprire una riflessione personale. Se da un lato il Romics celebra autori come Plympton, simbolo di un’animazione artigianale e autoriale capace di imporsi anche al di fuori dei grandi circuiti industriali — basti pensare a The Tune, realizzato con oltre 30.000 disegni a mano — dall’altro invita a interrogarsi su forme meno visibili, ma altrettanto decisive, di innovazione visiva.
È il caso di opere come A Scanner Darkly, il cui stile ipnotico non è il risultato di un automatismo tecnologico, ma il frutto del lavoro di artisti come Patrick Novick e del suo team, che hanno costruito, frame dopo frame, un linguaggio capace di fondere tecnica digitale e sensibilità artigianale. Più che semplici esecutori, questi professionisti appaiono come veri e propri architetti di un’estetica spesso fraintesa come prodotto esclusivamente tecnologico.
In questa prospettiva, riscoprire figure come quella di Novick diventa non solo un atto di consapevolezza critica, ma anche un invito — che questo stesso contesto suggerisce — ad andare oltre la firma del regista, per riconoscere il valore collettivo e profondamente umano della creazione artistica. Anche nell’era del digitale, infatti, l’animazione resta un’arte fatta di mani, sguardi e scelte. E, anche quando appare “automatizzata”, dietro ogni immagine continua a pulsare un lavoro essenzialmente artigianale.
Tornando al racconto della manifestazione, il festival si apre inoltre al cinema con figure come Victor Perez, esperto di effetti visivi che ha lavorato a grandi produzioni come Star Wars, Harry Potter, Pirati dei Caraibi e Fantastici Quattro. A Perez sarà conferito il Romics d’Oro e, attraverso il suo contributo, il pubblico potrà entrare nel mondo della magia degli effetti visivi.
Per la prima volta, il Romics d’Oro viene assegnato anche a una figura legata al mondo dei videogiochi, proprio Rhianna Pratchett, a conferma della crescente centralità e contaminazione tra i diversi linguaggi dell’intrattenimento.
Giovagnoli evidenzia inoltre come il festival rappresenti un importante punto di incontro tra generazioni. Accanto agli artisti più affermati, premiati per le loro carriere, trovano spazio anche giovani talenti emergenti. Tra questi viene citato Gigi Cavenago, autore italiano che ha saputo affermarsi a livello internazionale passando dal fumetto Bonelli a produzioni come Love, Death & Robots per Netflix e al cinema con Spider-Man: Across the Spider-Verse. A lui sarà assegnato il Romics Special, riconoscimento dedicato ai giovani artisti che si distinguono nel panorama globale.
Sempre in questa prospettiva internazionale si inserisce la presenza di Alexis Wanneroy, animatrice francese coinvolta nella serie Arcane, esempio di come il passaggio dalla carta all’animazione rappresenti un’ulteriore forma di contaminazione tra linguaggi.
Il programma si arricchisce inoltre con eventi dedicati al mondo della musica e della cultura pop contemporanea, come il K-Pop Contest, oltre a installazioni ed esperienze immersive pensate per valorizzare il cinema, con particolare attenzione ai generi horror e fantasy. Tra i titoli citati figurano La Mummia di Lee Cronin e una grande installazione dedicata a Masters of the Universe, destinata a partire da Roma per poi essere proposta in tutta Italia.
Infine, Giovagnoli sottolinea l’importanza degli spazi dedicati agli artisti emergenti, come l’Artist Alley, che ospiterà oltre sessanta autori, e la Self Area, considerata il vero motore creativo della manifestazione, capace di dare voce alle nuove generazioni.
Nel complesso, il Romics 2026 si configura come un evento capace di mettere in dialogo tradizione e innovazione, grandi maestri e nuovi talenti, offrendo un’esperienza culturale ampia e inclusiva che riflette pienamente la complessità e la ricchezza delle contaminazioni contemporanee.
Stefania Proietti - Restiamo umani - Orizzonti culturali