Le donne che fanno grande il Lazio
Dalla Croce Rossa alle arti:
all’8 marzo del WeGil storie di impegno, talento e solidarietà
Roma – Non una semplice celebrazione, ma soprattutto un momento di ascolto, confronto e riconoscimento. L’8 marzo, negli spazi del WeGil di Trastevere, la Regione Lazio ha dedicato la Giornata internazionale della donna all’iniziativa “Le donne che fanno grande il Lazio”, un evento che ha riunito istituzioni, protagoniste della cultura, della sanità, del volontariato e dello spettacolo per raccontare storie di impegno e di talento femminile.
A promuovere l’iniziativa è stata l’assessora regionale alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia e Servizio civile Simona Baldassarre, alla presenza del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. L’obiettivo: valorizzare le esperienze femminili che, con competenza e determinazione, contribuiscono allo sviluppo civile e culturale del territorio.
Sul palco, insieme alle istituzioni, numerose protagoniste della vita pubblica e sociale: dalla deputata Rita Dalla Chiesa alla stilista Anna Fendi, dall’attrice Serena Autieri alla reporter di guerra Greta Cristini, fino alla vicepresidente nazionale della Croce Rossa Debora Diodati e alla regista e attrice Arianna Mattioli.
Ma accanto ai nomi noti, il cuore della giornata è stato dedicato soprattutto alle donne del quotidiano, quelle che spesso lavorano lontano dai riflettori.
Il volto concreto della solidarietà: le crocerossine
Tra le testimonianze più intense quelle delle rappresentanti della Croce Rossa, tra cui Milena Di Folco, volontaria impegnata da anni nel territorio di Latina, e Carmela Mauceri, ispettrice del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana nonché socia fondatrice della FIDAPA – Federazione italiana donne, arti, professioni e affari, sezione di Latina.
Il racconto di Milena Di Folco è anche una storia familiare di solidarietà.
«Ho avuto due nonne straordinarie – racconta – una di loro viveva a Sora e durante i bombardamenti aiutava le famiglie colpite dalla guerra».
Una motivazione personale profonda: la sorella, oggi adulta, è sopravvissuta a un gravissimo incidente.
«Si è salvata miracolosamente senza conseguenze. Per me fare volontariato è stato anche un modo per esprimere riconoscenza».
Le crocerossine – ricordano le volontarie – nascono all’inizio del Novecento dopo il terremoto e maremoto di Messina: un corpo di infermiere volontarie altamente preparate, capaci di operare anche negli ospedali durante le emergenze e nei tempi di guerra.
Una storia che affonda le radici ancora più indietro, nel pensiero umanitario che nasce dopo la battaglia di Solferino del 1859, quando le donne di Castiglione delle Stiviere curarono indistintamente feriti italiani e austriaci, dando vita al principio universale della Croce Rossa: “tutti fratelli”.
Donne tra storia e professione
Tra le figure ricordate durante questo incontro con le volontarie, Carmela Mauceri ha ricordato le sorelle Marisa Iacomino e l’avvocata Brigida Cesta, cofondatrici della FIDAPA.
Proprio l’avvocata Cesta rappresenta una pagina importante della storia professionale femminile nel Lazio: fu infatti la prima donna penalista nella provincia di Latina. Divenuta cassazionista, continua ancora oggi a esercitare la professione in un importante studio legale dopo oltre cinquant’anni di carriera.
Carmela Mauceri ha parlato anche delle prime crocerossine e della narrazione ad esse legata: dal classico “Addio alle armi” di Ernest Hemingway a “Un souvenir da Solferino” di Henry Dunant, il testo in cui l’autore racconta ciò che vide dopo la celebre battaglia del 1859, quando migliaia di soldati feriti furono abbandonati senza cure. Colpito da quella tragedia, Dunant propose la creazione di società di soccorso costituite da volontarie neutrali, anticipando così la nascita della Croce Rossa.
Raccontare le donne di oggi
Un messaggio forte è arrivato anche dalla regista Arianna Mattioli, prosegue Milena Di Folco, che ha presentato un cortometraggio dedicato alle madri che affrontano la disabilità dei figli.
Da questo lavoro della regista Milena Di Folco ha colto un invito chiaro:
«Basta raccontare solo le storie di cento anni fa. Raccontiamo l’oggi: donne normali che ogni giorno scelgono di dedicarsi agli altri, tra mille impegni professionali, familiari e di cura, a dimostrazione del fatto che ancora oggi è sulle donne che gravano questi delicati e imprescindibili compiti».
La riflessione sull’opera della regista Mattioli continua, rilevando come l’autrice abbia intercettato un sentimento comune di molte donne: ci sono momenti in cui la pressione si fa troppo forte, quasi soffocante, anche perché ci si sente sempre più spinti a uniformarsi ai soliti modelli “pop”, la donna che funziona sempre e comunque e di cui tutti possono dire: “Wow!”.
Condivido pienamente questo pensiero e ricordo Francesca Reggiani alla trasmissione “La TV delle ragazze”: eravamo alla fine degli anni Ottanta e l’attrice rappresentò questo modello in maniera assolutamente efficace. Ebbene, a distanza di quasi quarant’anni il modello sembra essere rimasto lo stesso.
Entrambe osserviamo inoltre come Ditonellapiaga, con il suo intervento, abbia testimoniato quanto il percorso di una donna nell’arte richieda spesso determinazione e capacità di resistere alle pressioni del sistema. L’artista ha spiegato di aver cercato, nei limiti del possibile, di non piegarsi a compromessi che avrebbero snaturato la sua identità artistica. La sua scelta è stata quella di difendere uno sguardo personale sulla donna e sulla creatività, mantenendo libertà e autenticità nel proprio lavoro.
Milena Di Folco ricorda inoltre che lo scorso 8 marzo è stato presentato un video dedicato alla Croce Rossa e al ruolo delle donne nel volontariato sanitario, in occasione dell’evento “La lunga lotta delle donne: custodire una storia, costruire il futuro”.
Il video raccontava il ruolo storico delle donne nella Croce Rossa fin dalle origini del movimento umanitario, mostrando immagini di volontarie impegnate nei soccorsi, negli ospedali e nelle attività sociali, ricordando come migliaia di donne in Italia operino ogni giorno come volontarie per assistere persone fragili, malati e comunità colpite da emergenze, nel rispetto dei principi fondamentali della Croce Rossa: umanità, neutralità e solidarietà.
È possibile, tuttavia, formulare qualche perplessità rispetto a questa rappresentazione, che per certi aspetti può apparire molto istituzionale, e in alcuni momenti forse didascalica, riproponendo un modello di femminilità sempre efficiente e funzionale. Una figura di donna quasi perfetta, capace di suscitare ammirazione, ma che rischia di allontanarsi dalla realtà quotidiana.
Una prospettiva più aderente al vissuto femminile potrebbe forse spostare il focus dalla celebrazione simbolica alla vita reale, fatta di responsabilità, cura, scelte concrete, ma anche di fragilità, contraddizioni e imperfezioni. Una dimensione profondamente umana, in cui il femminile si esprime anche nella sua naturale e inevitabile fallibilità.
Accanto alla celebrazione delle eccellenze femminili emerge quindi anche una riflessione più ampia sul modo in cui oggi viene raccontata la figura della donna.
L’assessora Baldassarre: «La parità si conquista con competenza e talento»
Nel corso della giornata ho intervistato l’assessora regionale Simona Baldassarre, chiedendole cosa significhi essere donna oggi.
«Abbiamo fatto molta strada – ha spiegato – basti pensare che quest’anno ricorrono gli ottant’anni dal voto alle donne, una conquista davvero importante. Ma il percorso non è concluso. Oggi abbiamo premiato donne che hanno dato un contributo straordinario nei loro campi, ma voglio ricordare anche le eroine quotidiane: quelle che ogni giorno raggiungono mille piccoli grandi traguardi».
Per l’assessora la vera sfida è superare le logiche delle quote simboliche:
«La donna deve occupare il posto che merita nella società non per le quote rosa, ma per la sua competenza e il suo talento».
Alla domanda sulla sorellanza, Baldassarre risponde con realismo:
«Molte donne si sostengono e si sentono vicine. A volte la solidarietà femminile viene messa in discussione, come ha rilevato Rita Dalla Chiesa nel suo intervento, ma io credo che le donne unite siano una forza. Un valido esempio è proprio quello che ci offrono le sorelle della Croce Rossa: la loro partecipazione è una importante testimonianza della presenza femminile nel mondo.
Ma voglio spezzare anche una lancia a favore degli uomini: in questo mondo possono fare tanto e possono essere alleati importanti nel raggiungere la parità».
Il valore della dialettica
È importante seguire anche la prospettiva che la deputata Rita Dalla Chiesa ha offerto, osservando che la cosiddetta “sorellanza” non sempre si manifesta davvero nella vita quotidiana.
Secondo il suo intervento molte donne dichiarano di sostenersi a vicenda, ma nella realtà non sempre questa solidarietà si traduce in comportamenti concreti. Piuttosto, è importante che le donne imparino a essere più unite e a valorizzarsi reciprocamente.
Il valore della diversità
Tra i temi emersi durante la giornata, lo sguardo femminile non può non tradursi anche in una riflessione più ampia sulla società contemporanea.
Secondo alcune delle interlocutrici che ho incontrato nel corso della manifestazione, oggi spesso si avverte la pressione a uniformarsi a modelli perfetti e funzionali, dove non c’è spazio per la fragilità o per il conflitto.
Sembra che tutto debba essere asettico, come se l’umano dovesse essere respinto. Ma l’umano è fragile, imperfetto, a volte difficile. È proprio da questa diversità che nasce la crescita.
Un pensiero che riporta al senso più autentico dell’8 marzo: non solo celebrare le conquiste, ma difendere la libertà di essere se stessi.
Un cammino che continua
L’evento del WeGil non è stato solo una cerimonia simbolica, ma parte di una strategia più ampia della Regione Lazio per rafforzare le politiche di pari opportunità e valorizzare il contributo femminile nello sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio.
Un percorso che guarda alle professioniste affermate ma anche alle volontarie, alle madri, alle lavoratrici e alle cittadine che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono a costruire una società più equa.
Perché – come è emerso più volte durante la giornata – le donne che fanno grande il Lazio non sono solo quelle premiate sul palco, ma anche tutte quelle che ogni giorno cambiano il mondo partendo dalla vita quotidiana.
Restiamo umani - Orizzonti culturali
L’assessora regionale alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia e Servizio civile Simona Baldassarre, durante l'intervista rilasciata all'autrice dell'articolo, Stefania Proietti, nel corso dell'evento "Le donne che fanno grande il Lazio".