ORIZZONTI CULTURALI

All’interno di Restiamo umani – Sguardi, parole, ritratti nasce Orizzonti culturali, una sezione dedicata agli eventi, ai progetti e alle istituzioni che definiscono il paesaggio contemporaneo. Festival, inaugurazioni, reti professionali e spazi in trasformazione diventano occasioni di analisi e riflessione.
Uno spazio per osservare come la cultura si organizza, si muove e costruisce visioni nel presente.
COSTRUIRE LA SCENA - IL PREMIO FRANCO ZEFFIRELLI
TRA ARTE E RESPONSABILITA’ PUBBLICA
Un racconto del Premio Franco Zeffirelli che riflette sul ruolo della scenografia e delle arti visive nel cinema contemporaneo, tra creatività artistica e responsabilità culturale verso il pubblico
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BUILDING THE SCENE -THE FRANCO ZEFFIRELLI AWARD
BETWEEN ART AND PUBLIC RESPONSIBILITY
A story by the Franco Zeffirelli Award winner that reflects on the role of scenography and the visual arts in contemporary cinema, between artistic creativity and cultural responsibility towards the public.
Il Premio FILM IMPRESA alla sua quarta edizione
Roma, Cinema Quattro Fontane – dal 2 al 4 marzo 2026
Un resoconto della quarta edizione del Premio Film Impresa, rassegna dedicata al racconto audiovisivo delle aziende e al dialogo tra cinema, cultura e innovazione
LE DONNE CHE
FANNO GRANDE IL LAZIO
Dalla Croce Rossa alle arti: all’8 marzo del WeGil storie di impegno, talento e solidarietà
Un itinerario di storie e testimonianze che celebra donne del Lazio impegnate nel sociale, nella cultura e nelle arti, tra talento, solidarietà e responsabilità civile
L’assessora regionale alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia e Servizio civile Simona Baldassarre, durante l'intervista rilasciata all'autrice dell'articolo, Stefania Proietti, nel corso dell'evento "Le donne che fanno grande il Lazio".
L'ATTESA DEL FUTURO: ANTONIO MONDA E IL NOVECENTO CHE CONTINUA A PARLARCI
L’articolo riflette sulla presentazione del romanzo Una giornata gloriosa di Antonio Monda, ultimo capitolo della saga che per vent’anni ha raccontato il Novecento attraverso le strade di New York. L’opera viene analizzata con uno sguardo antropologico e sociale, mettendo in evidenza il modo in cui Monda intreccia personaggi di finzione e figure storiche reali per ricostruire un mosaico umano della modernità. Il romanzo emerge come un racconto dell’attesa: una giornata luminosa della Belle Époque che anticipa, quasi come un presagio, le tragedie del secolo. Attraverso temi come antisemitismo, discriminazione razziale e tensioni sociali, la narrazione mostra come alcune dinamiche storiche continuino a interrogare anche il presente, dimostrando la capacità della letteratura di collegare memoria storica e realtà contemporanea.
Antonio Monda e Stefania Proietti, nel corso dell'intervista in occasione della presentazione del Libro "Una giornata gloriosa" presso il MAXXI - Roma. 12 marzo 2026
PUPI AVATI. IL MAESTRO DEL PERTURBANTE ITALIANO
L'articolo celebra Pupi Avati al Bif&st 2026 e alla International Production Design Week 2025, analizzando la sua evoluzione del "gotico padano" dai capolavori classici a L'orto americano. Viene evidenziata la rilettura visiva del regista attraverso le opere di Luca Musk, che trasformano l'immaginario avatiano in un patrimonio iconografico riconosciuto a livello internazionale. Per approfondire, visita il sito del Bif&st.
IRVING PENN AL MATTATOIO
LO SGUARDO, L’IMMAGINE E LA RESPONSABILITÀ DEL VEDERE
L’articolo analizza l’inaugurazione del nuovo Centro della Fotografia di Roma negli spazi dell’ex Mattatoio di Testaccio, a partire dalla grande retrospettiva dedicata a Irving Penn (Photographs 1939–2007).
L’esposizione offre l’occasione per riflettere sul ruolo della fotografia nella cultura visiva contemporanea e sulla trasformazione dello sguardo prodotta dalle tecnologie dell’immagine.
Il percorso mette in dialogo la disciplina formale dello sguardo di Penn con le ricerche delle fotografe del Novecento, che hanno introdotto nuovi modi di rappresentare il corpo e l’identità.
Nello spazio Campo visivo, curato da Daria Scolamacchia, le opere di artisti contemporanei – tra cui Alix Marie, Forough Alaei e Kensuke Koike – ampliano questa riflessione attraverso pratiche che interrogano il rapporto tra immagine, corpo e manipolazione fotografica. Un ruolo centrale è svolto dal lavoro di Silvia Camporesi, che attraverso oggetti e architetture dismesse ricostruisce una memoria visiva degli spazi e del lavoro, in risonanza con l’archeologia industriale dell'ex Mattatoio. Il dialogo con l’installazione Dipanare presentata al Padiglione della Serbia alla Biennale di Venezia 2025 evidenzia inoltre una comune attenzione alle superfici, alle stratificazioni materiali e alla sospensione del tempo nell’immagine.
L’apertura del Centro della Fotografia rappresenta così non solo un evento espositivo, ma un passaggio significativo nella politica culturale della città, restituendo a Roma uno spazio pubblico dedicato allo studio e alla diffusione della fotografia come linguaggio centrale della contemporaneità.
Romics 2026: Sabrina Perucca e Max Giovagnoli raccontano
il tema delle contaminazioni e aprono le porte del Festival
In occasione della presentazione della 36ª edizione del Romics – Festival Internazionale del fumetto, animazione, cinema e games, in programma dal 9 al 12 aprile 2026, la direttrice artistica Sabrina Perucca e il direttore artistico Max Giovagnoli hanno illustrato visione, temi e protagonisti della nuova edizione durante la conferenza stampa del 18 marzo, tenutasi presso Palazzo Mattei a Villa Celimontana.
Il Romics 2026 si presenta come un laboratorio di contaminazioni tra linguaggi, in cui fumetto, animazione, cinema, videogiochi e musica dialogano in una prospettiva transmediale. Come sottolinea la direttrice artistica Sabrina Perucca, il festival valorizza autori capaci di attraversare più media, da Lorenzo Mattotti a Rhianna Pratchett, confermando il fumetto come forma narrativa centrale e contemporanea. Accanto a questa visione, Max Giovagnoli evidenzia un programma che unisce “cult e pop”, con ospiti internazionali e nuove generazioni creative.
La presenza di artisti come Bill Plympton offre inoltre lo spunto per una riflessione sul valore dell’animazione come pratica ancora profondamente artigianale, anche nell’era digitale, mettendo in luce il contributo spesso invisibile di figure come gli animatori. Tra premi, installazioni ed esperienze immersive, il Romics si configura così come un evento capace di coniugare tradizione e innovazione, offrendo uno spazio inclusivo di incontro tra pubblici, linguaggi e visioni artistiche.
Bari, Bif&st 2026. 20 marzo, inaugurazione mostra
"Sembra ch'è passato un giorno"
Incontro con Oscar Iarussi, Direttore artistico del Festival
In occasione del Bari International Film Festival 2026, Oscar Iarussi presenta la mostra “Sembra ch’è passato un giorno”, concepita come apertura del festival e come viaggio immersivo nella memoria del cinema italiano. Lontana da ogni nostalgia, la mostra propone uno sguardo contemporaneo che mette in dialogo immagini inedite e voci d’archivio, restituendo la vitalità di una tradizione che continua a definire l’immaginario collettivo.
Attraverso il recupero di materiali sonori curati da Silvio Danese e rielaborati in chiave immersiva, il progetto mira a coinvolgere anche le nuove generazioni, creando un ponte tra passato e presente. Il cinema diventa così strumento di trasmissione culturale e identitaria.
Al centro della riflessione emerge inoltre il tema del Mediterraneo, inteso come spazio culturale condiviso e fondamento dell’identità europea: un luogo di scambio, dialogo e contaminazione che il festival valorizza come chiave per leggere il presente attraverso il linguaggio universale del cinema.
Marco Pontecorvo: il lago come personaggio
Tra memoria, ironia e racconto corale
Nel lavoro di Marco Pontecorvo emerge con chiarezza una direzione precisa: il superamento dell’ambientazione come semplice sfondo per arrivare a una costruzione dei luoghi e dello spazio come elementi attivi del racconto.
È ciò che accade nella serie Una finestra sul lago, dove il paesaggio lacustre non si limita a ospitare le vicende, ma le attraversa, le condiziona, le osserva. Il lago diventa presenza, quasi coscienza silenziosa, custode di misteri e partecipe della comunità che vive sulle sue rive.
Un’impostazione che si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo della scenografia nel linguaggio cinematografico.
Come sottolineato da Pupi Avati, la scenografia non è mai uno spazio in cui inserire una scena ma ha il potere di modificare il comportamento degli attori, orientare la narrazione, costruire l’atmosfera specifica del racconto. A questa visione si affianca quella di Antonio Monda, che definisce la scenografia di Pupi Avati come un vero attore con un suo ruolo, sempre dotata di una funzione propria all’interno del racconto (1).
Nel lavoro di Pontecorvo questo principio trova una declinazione concreta e radicale. Il lago non è solo elemento visivo e/o dispositivo narrativo, ma diventa anch’esso un protagonista della storia, con le sue profondità subacquee, mentre viene esplorato attraverso scelte fotografiche che evitano il semplice “beauty shot” per entrare invece nella materia stessa del paesaggio naturale e umano — tra vegetazione delle profondità lacustri con le loro ombre e i movimenti dei pesci nelle acque più interiori, sotterranee - per restituirne una dimensione a tratti inquieta, quasi perturbante.
In questo senso, il lago introduce anche un elemento di instabilità. Non è mai completamente rassicurante: osserva, accompagna, talvolta sembra orientare le scelte dei personaggi, fino a configurarsi come una forza che interviene nel racconto.
Il riferimento letterario non è lontano. Come in Piccolo mondo antico, il paesaggio lacustre smette di essere semplice contesto e diventa spazio emotivo e narrativo. Se in Fogazzaro il lago riflette interiorità e tensioni intime, nel lavoro di Pontecorvo assume anche una funzione dinamica, incidendo direttamente sullo sviluppo della storia.
La serie, ambientata negli anni Trenta, affronta inoltre il tema dell’incontro tra mondi diversi. Il protagonista, proveniente dal Sud, si confronta con una comunità del Nord inizialmente chiusa, attraversando un percorso di adattamento; grazie alla sua curiosità e alla volontà di andare fino in fondo alle cose, egli costruisce con costanza e coraggio una progressiva integrazione. Un movimento che Pontecorvo legge in chiave più ampia: i punti cardinali non sono mai assoluti, ogni luogo contiene un proprio “Nord” e un proprio “Sud”, e sono i flussi di movimento a determinare le relazioni.
In questo contesto si inserisce una narrazione corale, elemento centrale della serie. I personaggi — anche quelli apparentemente secondari, antagonisti o negativi — sono costruiti con una profondità che evita il rischio del macchiettismo. La presenza di figure come il protagonista, interpretato con una forte carica empatica, o personaggi a volte più sfumati e contraddittori ma sempre ben caratterizzati nella loro personalità, contribuisce a un equilibrio narrativo fondato sulla pluralità.
Particolarmente interessante è il lavoro di adattamento dal linguaggio letterario di Andrea Vitali al linguaggio audiovisivo. Se nella scrittura di Vitali la voce narrante ha un ruolo centrale, nella serie questo elemento viene tradotto attraverso strumenti visivi e persino magici, affidando allo spazio e alla costruzione delle immagini una parte del racconto.
Anche il tono scelto si discosta da un approccio drammatico. Pontecorvo introduce una leggerezza controllata, un’ironia che attraversa la narrazione senza annullarne la profondità. Le contraddizioni, i misteri e le dinamiche della comunità vengono raccontati con un equilibrio che consente allo spettatore di entrare nel racconto senza rigidità.
In questa prospettiva, anche elementi apparentemente marginali — come un bouquet che è dettaglio significativo della scena — assumono una funzione precisa: introdurre una variazione, una tensione, un segnale che incrina l’equilibrio visivo e narrativo.
Il risultato è un lavoro che riflette su come il racconto seriale possa costruire un mondo complesso, mantenendo al tempo stesso una coerenza emotiva e visiva. La serialità, per Pontecorvo, è uno spazio in cui i personaggi possono essere seguiti e sviluppati nel tempo, ma resta centrale la necessità di trasmettere allo spettatore la stessa emozione che ha guidato il processo creativo.
Tra paesaggio, memoria e costruzione corale, Una finestra sul lago si inserisce così in una linea narrativa che unisce tradizione, storicità e contemporaneità, restituendo al cinema e alla serialità un elemento spesso dimenticato: lo spazio come origine del racconto.
Stefania Proietti - Orizzonti culturali - Restiamo umani
Nota di redazione (NDR):
(1) la riflessione sii sviluppa all'interno di un progetto elaborato dallo Studio Luca Musk Art nell’ambito dell’International Production Design Week 2025, come contributo all'approfondimento relativo al ruolo dello scenografia nel linguaggio cinematografico.
Dalla raccolta: Voyage pittoresque au Lac de Come di Johann Jakob Wetzel (1781-1834)
Nel respiro dell’amore: il cinema eterno di Pupi Avati
In occasione dell'anteprima mondiale al Bif&st 2026, abbiamo incontrato Pupi Avati per un’intervista esclusiva (pubblicata su Sky TG24) che indaga l'anima della sua ultima opera: Il tepore del ballo. Un film che vive della magistrale interpretazione di Massimo Ghini nel ruolo del protagonista Gianni Riccio, affiancato da un cast d'eccezione che vede Isabella Ferrari, Raoul Bova e Giuliana De Sio dare volto a un racconto di caduta e redenzione.
Un capitolo a parte merita la straordinaria Lina Sastri: in questo spazio vi proponiamo un approfondimento dedicato all'attrice, capace di incarnare quella "mancanza" e quel respiro d'amore che permeano l'intera pellicola. Tra le mura del Teatro Petruzzelli, il maestro Avati ci conduce ancora una volta nei meandri della memoria e dei sentimenti più autentici.
BIF&ST 2026, IL CINEMA TRA CELEBRAZIONE E REALTA'
LA CHIUSURA CHE RACCONTA MOLTO PIU' DEI PREMI
La conferenza stampa conclusiva del Bif&st 2026 ha tracciato il bilancio di un’edizione che ha confermato il ruolo centrale del festival nel panorama culturale nazionale, tra ampia partecipazione di pubblico, presenza di protagonisti del cinema italiano e apertura a sguardi internazionali.
Nel corso dell’incontro sono stati ripercorsi i momenti più significativi della manifestazione, dalle premiazioni agli incontri con artisti e autori, sottolineando il valore del festival come spazio di confronto tra cinema, attualità e impegno culturale.
Particolare attenzione è stata dedicata alla varietà delle proposte e alla presenza femminile, così come al contributo di opere provenienti da contesti internazionali, tra cui il documentario A War on Women della regista iraniana Raha Shirazi, testimonianza di un cinema capace di raccontare con urgenza le tensioni del presente.
La chiusura del festival restituisce così l’immagine di una manifestazione articolata e partecipata, capace di coniugare intrattenimento, riflessione e attenzione ai temi contemporanei.
Alessandro Gassmann
Il mestiere, la ricerca, la responsabilità
Un incontro inaspettato al Bif&st con Alessandro Gassmann apre uno spazio di riflessione sul lavoro attoriale e sul senso della ricerca. Dal ricordo di una Roma più aperta al confronto al presente di Guido Guerrieri, il personaggio nato dai romanzi di Gianrico Carofiglio, prende forma un discorso su giustizia, responsabilità e complessità. Un racconto che intreccia esperienza personale e sguardo critico sul presente.
PIERA DETASSIS - IL VALORE DI UN CINEMA CHE TORNA A RACCONTARE
In questa breve intervista la Presidente e direttrice artistica della Fondazione Accademia del Cinema italiano - Premi David di Donatello, Piera Detassis richiama il cinema italiano a una responsabilità profonda: tornare ad essere espressione autentica di uno sguardo capace di restituire senso, in un panorama contemporaneo che ne avverte oggi più che mai il bisogno.
Al centro, la necessità di autori presenti, consapevoli e sinceri, in grado di costruire una relazione reale con il pubblico, oltre la dimensione tecnica o celebrativa dei riconoscimenti.